Prefazione - BACH Bogen

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Prefazione

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L'arco curvo, figura emblematica nell'iconografia musicale, simboleggiava l'armonia delle sette corde della lira. La pratica dell'esecuzione polifonica sugli strumenti ad arco e attestata fin dal Rinascimento.

Infatti, negli anni attorno al 1560, il madrigalista e virtuoso di lira da braccio Alessandro Striggio (padre dell'autore del libretto dell'Orfeo di Monteverdi) si deliziava e a sua volta affascinava il suo uditorio  suonando simultaneamente quattro parti. Fra gli esponenti successivi di tale tecnica, troviamo il violinista, gambista e organista Nikolaus Bruhns (1665-1697), il violinista virtuoso contemporaneo di J. S. Bach, Johann Paul von Westhoff (1656-1705) e, last but not least, Niccolò Paganini (1782-1840), le cui prodezze polifoniche e audacie in alcune delle sue notazioni per violino e viola sono state studiate e documentate da Dr. Philippe Borer.

L'arco BACH fu ideato per permettere un tipo d'esecuzione a più voci. Il modello infatti elaborato daIla ditta Atelier BACH.Bogen di Stoccarda è il frutto di una lunga ed intensa ricerca in collaborazione con specialisti di varie discipline (matematica, design, dendrometria ecc.) Il nuovo design prende in considerazione l'anatomia umana e la geometria degli strumenti.

Di fronte alla scrittura polifonica l'interprete moderno, col suo arco concavo, non ha altra via se non scendere a compromessi: non potendo tenere le note della maggior parte delle corde triple e di tutte le corde quadruple  come segnate dal compositore, si vede costretto di "dividere" gli accordi, di "spezzarli", o di "strapparli", col rischio di produrre rumori estranei e squilibri ritmici. A prescindere dal problema di una resa autentica o letterale degli accordi a tre  o a quattro suoni, vi sono altri problemi che interessano globalmente le corde multiple. Si pensi ad esempio al fenomeno del terzo suono, il quale viene ampliato in modo inaspettato dall'uso dell'arco curvo e alle diverse implicazioni e conseguenze che  ne risultano nei confronti dell'armonia, dell'intonazione e dell'articolazione.

Il 1905 è la data della pubblicazione dellibro di Albert Schweitzer su J. S. Bach e certe idee sviluppate in quest'opera fondamentale hanno creato controversie che durano ancora oggigiomo. Schweitzer, in realtà, riteneva l'uso dell'arco curvo indispensabile per l'esecuzione delle opere per violino solo di Bach.

Alcuni musicologhi, fra i quali l'influente professore dell'Universita di Califomia David Boyden, misero in dubbio e si batterono con forza contro le teorie di  Schweitzer. Due pubblicazioni, tuttavia, esaminano la questione dell'arco curvo con obiettività e appropriata documentazione: si tratta del libro recentemente pubblicato da Rudolf Gähler e del articolo di Michael Bach pubblicato nella rivista musicale Das Orchester.

Rudolf Gähler ci mette a disposizione una compilazione dei testi più importanti scritti nel ventesimo secolo sul tema dell'arco curvo. Il suo obiettivo principale è di dimonstrare la possibilità tecnica di eseguire le Sonate e Partite di Bach tali e quali, proprio come furono scritte, cioè suonando e tenendo tutte le note degli accordi, come si leggono sul testo. Con la sua recentissima incisione del ciclo bachiano - dopo la pubblicazione del libro - Rudolf Gähler ha difeso magistralmente la sua tesi.

Michael Bach, dal canto suo, propone un nuovo approccio interpretativo delle Suites per violoncello, mettendo in rilievo la straordinaria varietà di produzione sonora consentita dall'arco curvo. Lontano da ogni ideologia  o dogmatismo, Michael Bach esplora le potenzialità dell'arco curvo e ne spiega la tecnica. Egli dimostra come l'interprete può scegliere liberamente di eseguire gli accordi tenuti, arpeggiati, divisi o invertiti. Insegna le diverse maniere di realizzare l'arpeggio coll'arco curvo e descrive come aggiungere voci successive senza abbandonare le precedenti, iniziando sia dalla nota più grave, sia da quella più acuta, o addirittura da una delle note interne. È possibile inoltre far seguire piu accordi in un'unica arcata. Infine, la tensione dei crini, che viene regolata a volonta durante l'esecuzione, può creare una grande varieta di timbri, fra i quali una sonorità dolce e penetrante, di qualità veramente unica, anche quando si suona a quattro voci.

 
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